sabato 10 febbraio 2018

PROFESSIONISTI DELLA SUBACQUEA

Riprendiamo il nostro viaggio nella famiglia PSAI ITALIA continuando a presentarvi i nostri professionisti che coniugano qualità e competenze ai massimi livelli.

 Il Trainer Nadir Quarta 

 
 

e gli Instructor 
Gianluca Paleari

 

 e
 Davide Lonardi. 

 


To be continued....






mercoledì 31 gennaio 2018

IL RITROVAMENTO DELLA NAVE PIRATA








Il Team Explorer PSAI in missione in Norvegia alla riscoperta della Nave Pirata.




La Norvegia costiera con i suoi fiordi, scogli affioranti, correnti e bufere che imperversano senza preavviso ha da sempre messo a dura prova i più abili navigatori. Fin da quando i ghiacci si sono ritirati per lasciare spazio all´insediamento umano, queste lande desolate sono state il crogiolo di molti dei navigatori più abili che abbiano solcato i mari. I vichinghi per citare i più celebri, le esplorarono in lungo ed in largo temprati dall´esperienza alle quali queste brulle terre li avevano esposti. Scogliere, venti forti e generazioni di impavidi navigatori sono immagini e suoni che riecheggiano come un deja vu alle sensazioni del Team Explorer PSAI, come un richiamo dell'umano ed atavico bisogno di esplorare e scoprire Sostenuti dalle ricerche a terra di Leonardo Canale e Maurizio Bertini organizziamo quindi una spedizione esplorativa nella parte meridionale della Norvegia. Appoggiatici ai club di subacquea ed ai sub del posto Daniel Ree e Thomas veniamo messi a conoscenza del recente ritrovamento dei resti di 2 fregate databili tra il 1600 e il 1800. Periodicamente sembra riaffiorino, dalle sabbie del Baltico che le nasconde, le vesti di una donna che maliziosamente nasconde le sue grazie più preziose. Il termometro segnava pochi gradi sopra lo zero quella nebbiosa mattina di ottobre, ci trovavamo nel gommone con rotta verso l´insenatura fra il mare aperto ed i fiordi, tipicamente uno dei punti più delicati per le manovre dei vascelli a vela del tempo. Il mare era mosso e la pioggia battente… Dopo una rapida discesa giungemmo sul fondo sabbioso a 30m, la visibilità in acqua era ottima, spesso puo’ capitare che alghe e sedimento smosso dalle correnti rendano difficile vedere poco più avanti della propria mano e rendano difficili le ricerche.  Il primo incontro che ci fa sussultare é il delinarsi di un cilindro di color ruggine, alto circa 3 metri e con un diametro di stimabile in 50 centimetri, che affiorava verticalmente dalla sabbia. Era il primo dei 12 cannoni ritrovati che la fregata ha disperso su questo fondale durante l´affondamento e che il Baltico ci ha permesso di ammirare in rare condizioni favorevoli. 
primo dei 12 cannoni ritrovati che la fregata ha disperso su questo fondale durante l´affondamento e che il Baltico ci ha permesso di ammirare in rare condizioni favorevoli. 










Continuavamo a documentare con foto ed ammirazione... un’ ancora, una damigiana blu mezza sepolta sotto la sabbia ancora intatta di oltre 300 anni, l´incredibile quantità di sassi che riempivano la chiglia della nave e che venivano messi per minimizzare il rischio di un’imbardata della nave in condizioni di forte vento. Per questa nave, sono ancora attive le ricerche che possano ricondurre al suo nome ed alle sue origini: ulteriori immersioni ed indagini infatti saranno necessarie per poter decretarne con certezza periodo e, se possibile, storia dell'affondamento. Successivamente il nostro appassionato Team composto da Oscar Lodi Rizzini, Federico Gaeta e Roberto Barbieri si spinse nella zona dell´isola di Kådøya per ritrovare i resti di quella che si pensa essere un’antica nave pirata. Gli iniziali scarsi risultati dovuti a condizioni meteorologiche avverse ed alla pessima visibilità della stagione stavano minando l’impegno nel continuare le ricerche del secondo relitto Ma improvvisamente durante un´immersione accade qualcosa di particolare ed inaspettato: ci trovammo di fronte ad una parete di materiale modellato dall´uomo. Capimmo immediatamente che era qualcosa di speciale, ci avvicinammo ed apparve in tutto il suo tragico splendore...era una parte dello scafo della nave pirata, la tanto agognata “Louis et Anne”. Oscar, come suo solito, incominciò a cercare sul fondo in mezzo a quelli che supponevamo fossero i resti del fasciame, e non smentendo il suo naso, trovò a breve un oggetto metallico sferico.





 L’euforia era altissima pensando a cosa si potesse celare tra i resti della nave. Durante la perlustrazione, vennero ritrovate diverse munizione erose dal tempo e nelle immersioni successive vicino alla scafo della fregata ritrovammo un cumulo di materiale rugginoso costituito da bombe di 30cm di diametro  e svariate granate vecchie almeno di 300 anni. Fino al colpo di scena: il ritrovamento sul fondale dei cannoni ricoperti dal sedimento. 




Un’ emozione unica vedere un vascello con così tanti armamenti a bordo.
 Federico il nostro Italo-Norvegese, ci raccontò che un tale carico non si trova in nessun altro posto in Norvegia, quindi la domanda venne naturale: perché il vascello "Louis et Anne" aveva un carico così insolito? Con la collaborazione del club di subacquea locale di Flekkefjord e le ricerche di Leonardo e Maurizio siamo riusciti a ricostruirne la storia.  Si trattava di una nave pirata di nome appunto "Louis et Anne" trovata qualche anno fa da un gruppo di subacquei Norvegesi locali. Il 17 dicembre 1723, la nave "Louis et Anne" di 92 piedi, armata fino ai denti venne sorpresa dal cattivo tempo e da condizioni di mare estremo: con venti forti e potenti onde di corrente essa si schiantò contro degli scogli affioranti nel corso del disperato tentativo del suo capitano di portarla in salvo in porto. In quell'approdo però la fregata non ci arrivò mai. Nella baia di Kådøya vicinissima alla salvezza, la nave affondò con 700 bombe, svariate granate, bombe a mano e con le sue 426 barre di ferro.
 Il tutto spari ingoiato dal mare. Quello che c’era a bordo era un carico misterioso, probabilmente la nave stava eseguendo una missione segreta. Quel fatidico giorno il nobile capitano Gustav Wagenfelt, già noto durante la Grande Guerra del Nord, diresse la prua verso il porto di Kirkehamn, sull’isola di Hidra, per motivi che ancora sono ignoti. Possiamo ipotizzare che l’Isola di Hidra potesse essere l’obbiettivo, ma la nave avrebbe potuto facilmente navigare fino in Spagna e continuare per il Madagascar visto che aveva già fatto tale rotta.   La "Louis et Anne" faceva parte di una flotta di navi pirata che operavano nel mar Baltico. Durante la Grande Guerra Settentrionale (1700-1721), la Marina Svedese assoldò anche navi di questo tipo per le lotte violente in mare. La cattura di vascelli era quindi diventata prassi comune e così anche la pirateria che veniva legittimata dalle stesse autorità. Da documenti dell´epoca veniamo a conoscenza del fatto che il comandante più famoso del Mar Baltico fu Lars Gathenhielm, e fu proprio quest’ultimo a dare il nome "Louis et Anne". Egli ne fu il Comandante fino a che non morì di tubercolosi nel 1718. Per i successivi 5 anni l´equipaggio che contava 140 uomini ben addestrati continuò ad essere un vascello utilizzato per scopi di pirateria. Si può arrivare a supporre che la "Louis et Anne" possa aver partecipato anche alla colonizzazione del Madagascar. Secondo lo storico Bengt Nilsson, gli svedesi avevano grandi progetti per invadere l'isola a est delle coste dell’Africa. Venivano usati pirati che abitavano in loco, come successe con il famoso comandante pirata William Morgan che addirittura diventò governatore svedese come ci racconta lo storico Svein Syvertsen. La nave "Louis et Anne” ha anche indubbiamente svolto un ruolo significativo nelle battaglie contro l'Ammiraglio Norvegese Peter Wessel, nativo di Trondheim, meglio conosciuto come Tordenskiold "lo scudo di Thor".  Tutte queste notizie sono state recuperate da Leonardo e Maurizio che sono stati a stretto contatto con il Museo marittimo norvegese e con gli storici di guerra svedesi. Il Team Explorer PSAI è orgoglioso della ricerca effettuata, della fondatezza delle loro informazioni e dei ritrovamenti fatti. Oscar Lodi Rizzini, Federico Gaeta, Roberto Barbieri, Leonardo Canale, Maurizio Bertini. Questo è il coronamento del nostro impegno, della nostra passione, riportare alla luce pagine di storia importanti Il sito attualmente non è stato divulgato in quanto sotto giurisdizione norvegese. A causa della scarsa visibilità, è necessario pertanto essere molto vicini al relitto per vederlo e poterlo ammirare. Ci auguriamo dunque che il sito archeologico diventi una memoria storica e culturale: luogo in cui si possano effettuare immersioni guidate e consapevoli, ammirando direttamente l'antico vascello e facendo rivivere ancora una volta la sua gloriosa ed importante storia.



 




Il Team Explorer PSAI ITALIA spedizione in Norvegia 2017 è’ composto da:
Leonardo Canale responsabile Psai Italia e Maurizio Bertini Responsabile PSAI Italia, ricerca web e logistica;
Oscar Lodi Rizzini: Trainer Istruttore PSAI tecnico e ricreativo, il naso del gruppo colui che dalle asperità del fondale riesce a trovare sempre qualcosa reduce da numerose spedizioni;
Federico Håland Gaeta, Istruttore PSAI, il nostro interprete in Norvegia;
Roberto Barbieri Istruttore PSAI, il nostro tecnico operatore esperto di fotografia.
Egidio Roncon Istruttore tecnico specializzato in spedizioni, reduce da molte spedizioni insieme ad



Oscar, lui e il nostro esperto di traduzioni linguistiche



Si ringrazia il fotografo subacqueo Herik Sodelad per la gentile concessione di alcune foto fatte durante la nostra spedizione